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Mentre eravamo tutti impegnati a capire “Grecia dentro, Grecia fuori”, un po’ più lontano da noi avveniva una delle crisi che, in molti sono pronti a scommetterlo, potrebbe lasciare il segno negli anni a venire: quella della Cina.

Si è capito che il gigante orientale sta rallentando, e considerando che si tratta di una delle prime economie del mondo, la cosa fa paura, anche agli Stati Uniti.

 

Janet Yellen ha annunciato, qualche giorno fa, che la Federal Reserve lascerà i tassi di interesse invariati ancora per un po’ (ci si attendeva un rialzo nel quarto trimestre 2015).

 

Ora sono quattro i membri del Federal Open Market Committee (FOMC) che prevedono che i tassi di interesse si alzeranno solo nel 2016, se non addirittura più tardi, e i mercati stanno iniziando a considerare la cosa sul serio.

 

La dichiarazione della Fed mette in evidenza il ruolo degli sviluppi internazionali nella decisione. Secondo l’attuale presidente, "i recenti sviluppi economici e finanziari possono frenare l'attività economica e sono suscettibili di mettere ulteriori pressioni al ribasso sull'inflazione di breve termine". In sostanza, bisogna fare i conti con una crisi imprevista e con il fatto che la ripresa non è tutta rose e fiori.

 

Sembra possibile che la crisi in Cina, insieme con il calo dei prezzi e con una “stretta” delle condizioni finanziarie generali collegate a questo shock, sia un fattore decisivo nelle decisioni delle più grandi economie al mondo per i prossimi mesi.

 

Si prevede che la Cina rimarrà un rischio globale e che ci sarà contagio e preoccupazione globali.

 

La sfida è legata al fatto che questi scenari chiederanno del tempo prima di poter essere risolti. Il rischio è che ci sia un ulteriore rallentamento della crescita mondiale, che proprio negli ultimi mesi stava cominciando ad ingranare. E la cosa più brutta è che, almeno per il momento, non si hanno armi per fermare il declino.

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