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La fusione tra Banco Popolare e Bpm è stata, in questi giorni, uno dei maggiori oggetti di discussione, rappresentando una fase storica nel settore finanziario italiano. Ora, i due istituti si trovano al centro di questa unione, che, tra dubbi e incertezze, ma anche speranze e pensieri positivi, prosegue verso la realizzazione di una terza banca leader nel nostro Paese.

Banco Popolare e Bpm hanno già espresso le loro prospettive a seguito della fusione, vedendola come un’opportunità solida per far fronte ai debiti e accontentare la Bce, insoddisfatta della situazione.

 

Il consigliere delegato di Banco Popolare, Pier Francesco Saviotti, afferma di aver trovato una soluzione per accontentare la Bce e che il nuovo istituto sarà aperto ad altre integrazioni. Giuseppe Castagna di Bpm aggiunge che l’idea era quella di non far sovrastare nessuna delle due banche dall’altra, creando una nuova entità che fosse la perfetta unione dei due membri.

 

Inoltre, lo descrive come un punto di riferimento per altri istituti e, parlando di dati, afferma di essere la prima banca in Lombardia con una quota del 15%, con a seguire Veneto e Piemonte.

 

Il nome della nuova banca non è ancora stato deciso, quel che è certo è che totalizzerà 6,5 miliardi contro i 41,7 di Intesa Sanpaolo e i 22 di Unicredit, sopra i 3,5 di Ubi Banca. Ultima conferma da parte di Saviotti è che nessuno subirà un licenziamento a seguito dell’unione, né, tantomeno, ci saranno degli importanti aggiornamenti di ruolo sul personale, cercando di far pesare questo cambiamento il meno possibile sui dipendenti.

 

Che novità ci saranno per i consumatori? in teoria, data la maggior grandezza dell’istituto di credito, dovremmo poter vedere una maggior sicurezza, che dovrebbe proteggere da problemi come quelli che hanno coinvolto alcuni risparmiatori delle banche italiane dichiarate fallite qualche tempo fa.

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