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Lo scorso lunedì 18 aprile è entrato in vigore il nuovo Codice appalti, con sottili ma importanti cambiamenti che, il Primo Ministro, promette far parte di un grande passo per migliorare l’Italia. Che sia vero oppure no questo è ancora tutto da vedere, nel frattempo ha annunciato ciò che caratterizzerà questo nuovo Codice presso una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi, finalizzata proprio alla sua presentazione.

Secondo quanto affermato dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, questo rinnovato Codice degli appalti si promette un primo passo in avanti per migliorare il nostro Paese e sbloccare nuovi lavori.

 

Questo quanto detto da lui durante la conferenza, il quale ha anche aggiunto, in parole povere, che sarà più semplice, con meno norme, sarà dedicata una parte importante alla lotta contro la corruzione e, in merito a questo, si riparlerà di Anac, mettendola maggiormente in risalto.

 

Insomma, il motto di Renzi per questo nuovo Codice appalti è di “snellirlo” e renderlo il più semplice possibile, poiché, da quanto ha dichiarato, il modo giusto per combattere la corruzione è affidarsi a meccanismi facili e non complicati come erano in precedenza.

 

Sono stati proprio questi i punti fondamentali della decisione presa dal Primo Ministro. In questo sarà fondamentale il ruolo della Anac, a cui il Premier promettere di fornire tutti gli strumenti necessari per rendere effettiva la sua lotta alla corruzione.

 

Matteo Renzi ha anche evidenziato di come siano lunghi, fin troppo, i tempi in Italia per realizzare un’opera pubblica, prendendone, inoltre, circa un terzo di questi sprecati in burocrazia.

 

Un qualcosa definito da lui stesso come “allucinante” e che va assolutamente cambiato: d’altronde, i tempi morti legati alla burocrazia sono di oltre 1/3 su quelli complessivi dei lavori.
Ovviamente l’opposizione non si è fatta attendere, con il ministro Graziano Delrio che ha detto come il codice appalti non è la soluzione giusta per risolvere questo problema.

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