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La famosa fuga di cervelli non riguarda solo l’estero. Molti ragazzi meridionali scelgono di trasferirsi al Nord per proseguire gli studi al termine delle superiori, incominciando l’università negli istituti settentrionali o abbandonandola una volta iniziata per riprenderla al Nord.

 

Anche una volta entrati in possesso della laurea si preferisce andare a cercare lavoro nelle regioni italiane nordiche, dove le possibilità di essere assunti hanno un vantaggio di circa il 20% rispetto al Sud.

 

Sembra che studiare, e soprattutto cercare lavoro, al Sud non convenga più tanto e l’hanno capito anche molti ragazzi, che preferiscono iniziare il nuovo anno accademico al Nord Italia, dove si trova più facilmente lavoro e si guadagna di più.

 

Sembrerebbe che il numero di giovani che riesce a trovare lavoro nel primo anno al termine dell’università riguardi il 53%, contro il 74% del Settentrione. E anche negli anni successivi la differenza non viene colmata e il Nord continua a mantenere 15 punti di distanza, per i cinque anni successivi, con il 74% contro l’89%.

 

Ma questo non è l’unico punto che vede le regioni settentrionali avvantaggiate, infatti, un altro elemento cruciale, è il valore dello stipendio percepito, che vede una differenza di 200 euro. Come nel caso precedente, questo divario non viene compensato e, anche dopo cinque anni dal conseguimento della laurea, lo stipendio medio del Nord è di 1.480 euro, mentre al Sud si attesta a 1.242.

 

In questi anni di crisi è palese come i ragazzi vogliano assicurarsi delle certezze economiche, anche se minime, e ciò non fa che contribuire a un arretramento del nostro Paese nei confronti dell’Europa.

 

Perché questi avvenimenti? Dove poter cercare la risposta a quanto accade e come poter riuscire a porvi rimedio, considerando che il sud Italia ha bisogno di giovani intelligenti?

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