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Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha recentemente lasciato intendere che il programma di 1.000 miliardi di Euro del Quantitative Easing (QE) attualmente in corso da parte della Banca centrale europea (BCE) dovrebbe essere esteso. La fine di questo programma di aiuti economici è stata fissata a settembre 2016 ed in realtà la data ufficiale di termine è ancora questa.

Tuttavia, sulla scia del calo della domanda proveniente dalla Cina e a causa della necessità di sostenere la crescita economica all'interno della regione, il FMI sembra “consigliare” alla BCE di estendere la durata degli aiuti.

 

Nonostante l'indebolimento dell’euro per effetto del programma, la disoccupazione rimane ancora una notevole preoccupazione e le previsioni di crescita dello stesso FMI per la zona euro sono solo dell'1% per i prossimi 12 mesi.

Ora ci troviamo di fronte a due scenari contrapposti.

 

Da un lato Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, dovrebbe annunciare la decisione di estendere il QE nei prossimi mesi, se lo farà, mentre dall’altra parte dell’oceano, la Federal Reserve statunitense si trova di fronte alla decisione di aumentare i tassi di interesse.

 

La divergenza tra la politica monetaria della Federal Reserve e della BCE sta già diventando evidente e lo potrebbe diventare ancora di più, in maniera particolare quando si parla di rapporto di cambio eurodollaro, che secondo alcuni potrebbe presto scendere al di sotto della parità.

 

Quali sono i fattori che influenzeranno la decisione di Draghi? Il primo è il tasso di inflazione interno della zona Euro, che rischia di essere rivisto al ribasso, dal 1.5% allo 0.8%, per il 2016.

 

Un altro fattore riguarda il recente calo del valore dell'euro rispetto alle altre valute, cosa che dovrebbe sostenere le esportazioni. Dato che l'euro si è recentemente apprezzato nei confronti del dollaro statunitense, principalmente per effetto della decisione della Federal Reserve di rinviare l’aumento dei suoi tassi di interesse, questo potrebbe aver in qualche modo rallentato la fase di ripresa dell’Europa.

 

Anche i prezzi del petrolio sono suscettibili di essere un fattore altamente significativo nella decisione finale della BCE. Il calo del greggio ha avuto un effetto profondamente negativo sui prezzi a livello mondiale e, ovviamente, anche sull’Eurozona.

 

Alcuni economisti, infine, suggeriscono che l'effetto dell'aumento dell'offerta di moneta nell'economia europea potrebbe dare i suoi primi effetti solo dal prossimo anno, il che potrebbe far propendere comunque per la fine del QE, come stabilito, a settembre.

Saranno mesi interessanti quelli che verranno.

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